Scopriamo il Salento: L’agricoltura Salentina e l’artigianato

Il frutto, piccolo e nero, viene raccolto nel periodo tra novembre e gennaio seguendo due tecniche principali: secondo tradizione recuperandolo da terra, oppure secondo metodi più moderni e biologici raccogliendolo direttamente a mano dall’ albero,quindi a vantaggio della qualità dell’ olio che ne si può ricavare. Nell’ intero territorio salentino è possibile trovare antichi frantoi ipogei, dove i “trappitari” (lavoratori del frantoio) in passato si rifugiavano durante i mesi invernali per trasformare, secondo regole e gerarchie ben precise, il frutto nel prezioso olio d’ oliva.Per secoli l’ olio è stato considerato patrimonio del Salento!

Nel 700, infatti, il Porto di Gallipoli era il più importante centro d’ esportazione d’ olio del Regno di Napoli. L’ olio lampante, cioè l’ olio usato per illuminare le lampade, veniva esportato in quasi tutti i paesi del Nord Europa, come la Russia e la Svezia.

La coltivazione della vite nel Salento è una costante storica che attraversa tutte le epoche, divenendo parte integrante della tradizione e dell’economia salentina. Nelle vasti vigneti del Salento, ed in particolare, nella parte settentrionale, nota come il Tavoliere Salentino (o Piana Messapica), splendono ricchi grappoli neri e dorati, da cui otteniamo ottimi vini, tra i quali la Lacrima di Gallipoli, il Parosani e gli Asprigni del Capo di Santa Maria di Leuca, il Salento di Copertino, e poi le Malvasie, i Moscati, gli Aleatici.

Il clima mite del Salento è simile a quello dei paesi orientali, favorendo anche qui la raccolta del tabacco. In passato l’ elevata produzione permetteva all’ Italia addirittura di non importare quasi più tabacchi biondi dai Paesi dell’ Oriente.

Altri minori, ma notevoli prodotti del suolo, sono i pomodori e i fichi.

L’attività peschereccia è da sempre molto attiva nel Salento grazie all’ elevata abbondanza di pesce nel mare, che lo circonda quasi completamente. Il suo centro principale è a Gallipoli sullo Ionio e non a caso, un piatto storico della città di Gallipoli, è proprio la “Scapece”, fatto con del pesce fritto e mollica di pane,  imbevuta con aceto e zafferano. Oggi viene servita come specialità gastronomica nei ristoranti ed è un prodotto tipico delle feste patronali nel Salento.

Fra i prodotti minerari vanno ricordati le sorgenti salso-sulfuree che alimentano le sorgenti termali di Santa Cesarea Terme e la celebre pietra leccese, una tenera roccia calcarea, che grazie all’ artigianato locale ha prodotto nel corso nei secoli la complessa architettura del «Barocco Leccese».

Ancora oggi la lavorazione della pietra leccese è un’attività molto viva, destinata a creare soprattutto opere d’ arte e oggetti artigianali ad alto valore stilistico.