PARLANDO CON SILVIO Ciao Silvio, ti ricordi quella domenica di molti, ma molti anni fa quando con altri soci CAI ci troviamo in piazza Cavour ? È in programma una gita sociale ad Alagna che prevede una escursione ai ghiacciai del Monte Rosa. Il pullman non arriva perché il presidente si dimentica di prenotarlo. Nessuno di noi allora ha la macchina, alcuni tornano a casa, altri fanno in tempo a prendere il treno per fare qualche cosa attorno a Varallo. Quel presidente si rende responsabile di molte negligenze, salta anche un’assemblea annuale dei soci, tanto che la Sezione si riduce a circa 200 soci su una città che già allora conta 100.000 abitanti. Attualmente la Sezione, sullo stesso numero di abitanti, ha 1.500 soci. La Sezione non ha una sede propria ma è ospite del CONI in via Mario Greppi 9, la sua attività è ridotta a zero. Come molti altri anche tu ti allontani da CAI limitando la tua attività ad uscite con compagni occasionali. Un giorno di fine inverno 1961 ricevo una telefonata da parte di un socio CAI che mi propone di organizzare un corso d’alpinismo. Senza pensarci troppo accetto. Infatti con Vittorio B. e Antonio V. porto a compimento il 1° Corso d’Alpinismo. Anche se organizzato su basi modeste il corso ottiene dei risultati: quasi tutti gli allievi si fermano per partecipare alle escursioni, di un certo livello, che vengono regolarmente effettuate. In quel periodo viene organizzato un gruppo alpinistico denominato “Gruppo Roiza” che raggiunge un bilancio di 45 uscite anno. Le riunioni dei soci hanno luogo ogni giovedì sera nei locali del CONI di via Mario Greppi 9. Una sera sono in sede, sento suonare il campanello d’entrata. Vado ad aprire: sei tu Silvio. Senti dire che al CAI si fa attività in montagna. Incredulo vieni a vedere e da quella sera non ti allontani più dalla Sezione. Sei sempre presente nelle riunioni del giovedì sera, disponibile per qualsiasi incombenza, pronto a dare il tuo parere che viene sempre preso in seria considerazione. Anche se i tuoi anni non sono più verdi partecipi alle gite. A volte ci aspetti in rifugio, oppure, come quella volta della Grober, ti fermi a prendere il sole al Colle delle Locce. Una sera ci inviti tutti in un noto bar novarese, ci offri spumante e paste per festeggiare, come tu stesso dici: “.... i miei 25 anni per gamba”. Qualche anno dopo vai in pensione per avere più tempo libero da dedicare al CAI. A seguito di alcune discussioni sorte nell’ambito del Gruppo Roiza vengo chiamato dal presidente nel suo ufficio. Il presidente mi dice queste testuali parole: “Il Gruppo Roiza non lo voglio perchè un gruppo che vota compatto, in una delle nostre assemblee annuali dei soci, è in grado di fare saltare qualsiasi carica sociale, anche la mia. Ed io non intendo rinunciare ad essere presidente”. Mi rendo conto che per me non c’è più posto al CAI. Lascio la Sezione di Novara e abbandono le arrampicate per passare allo sci-alpinismo, dove ho la fortuna di trovare sempre compagnie a livello accademico. Ma torniamo a te Silvio. Siamo alla fine degli anni 60 quando una sera arrivi in sede annunciando trionfalmente la scoperta di una splendida palestra di roccia: la Pietra Croana, adattissima per allenamento all’arrampicata e per i corsi d’alpinismo. La palestra viene visionata dai responsabili dei corsi che giudicano più comodi i sassi del rifugio del Monte Tovo (Palestra Bertone, vedere in internet qui-montagna.com). Nonostante questo da quel momento il tuo impegno principale è nella Pietra Croana. Quello che realizzi ha dell’incredibile. Con calate a corda dall’alto ripulisci la parete, allestisci gli armi, definisci le numerose vie di arrampicata. In questa fase di sviluppo si rende necessario avere una base di appoggio ai piedi della parete. Con molta ingegnosità, utilizzando materiale di fortuna, costruisci una capanna che serve come deposito e ricovero in caso di maltempo. La capanna è anche utilizzata per pernottamento. La palestra riscuote notevole successo fra gli alpinisti della Valsesia e del Biellese tanto che la piccola capanna diventa insufficiente. Con l’aiuto di Paccagnino che col suo fuoristrada, salendo da Sostegno, porta materiale in prossimità della capanna, costruisci, sempre con molta ingegnosità e abilità, una capanna più grande con un sufficiente spiazzo antistante. La costruzione della strada interpoderale da Quazzo, strada che passa proprio sotto alla capanna, ti consente di raggiungerla col fuoristrada che comperi apposta per questo servizio. Ma facciamo un passo indietro di alcuni anni: l’attività della Sezione è stagnante, parecchi soci, fra i quali ci sei anche tu, vogliono fare di più. Le loro iniziative si infrangono contro il muro del presidente che falcia sistematicamente qualsiasi tentativo di attività per paura, che da questa emerga un socio, che può diventare pericoloso per la sua carica. Quel presidente è in carica da 18 anni consecutivi mentre il regolamento della Sezione prevede la durata della carica di tre anni, riconfermabile per altri tre anni, dopo i quali il mandato non è più rinnovabile. Il regolamento prevede anche, per quanto riguarda l’assemblea ordinaria dei soci, l’invio alla Sezione, a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno, dell’elenco dei candidati alla carica di consigliere. La raccomandata deve arrivare tre giorni prima della data dell’assemblea. Sei proprio tu a compilare la raccomandata escludendo dall’elenco dei candidati tutti i consiglieri in carica, compreso lo stesso presidente. E sei proprio tu, con l’aiuto dei tuoi colleghi della posta, a far pervenire la raccomandata all’ultimo momento, in modo da rendere impossibile, per scadenza dei termini, alla parte avversaria di presentare a loro volta una lista. La lista dei consiglieri da te preparata è votata nell’assemblea dei soci, tutti i vecchi consiglieri ed il presidente sono sostituiti. Per la Sezione di Novara incomincia una nuova era nella quale tu Silvio sei uno dei protagonisti. Ciao Silvio, grazie di tutto.
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